Tempo
di Olimpiadi, tempo dei classici miti greci che da sempre ci aiutano nella comprensione
della natura umana. Il mito di Icaro che si rinnova nel ciclismo un italiano e
un’olandese cadono ad un passo dall’oro per aver osato troppo in discesa.
"Il
paradosso della nave di Teseo” evidenzia il tema dell'effettiva immutabilità rispetto
al modello originario, per un'entità le cui parti cambiano nel tempo.

l vascello sul quale Teseo si era
imbarcato con gli altri giovani guerrieri, e che egli riportò trionfalmente ad
Atene, era una galera a trenta remi, che gli Ateniesi conservarono fino ai
tempi di Demetrio di Falera. Per celebrare
questo scampato pericolo gli ateniesi decisero di mandare ogni anno, al
santuario di Apollo situato sull’isola di Delo, una nuova leva di marinai in un
sacro pellegrinaggio, impiegando quella stessa nave che era servita a Teseo
perla sua impresa.
Gli equipaggi ne asportarono i vecchi pezzi, via
via che questi si deterioravano, e li sostituirono con dei pezzi nuovi che
fissarono saldamente all’antica struttura, finché non rimase neppure un chiodo
o una trave della nave originaria. I filosofi, citano questa nave come esempio
di dubbio, alcuni sostengono che si tratti sempre dello stesso vascello, altri
che sia un vascello differente.” (Plutarco, Vite
Parallele, Teseo, 23.1)

Il
paradosso della filosofia greca antica si adatta perfettamente alla recente
storia del nostro Dinghy 12 piedi.
Per
far sì che la classe fosse ancora viva e sicura per le regate, si sono modificate
le tecniche di costruzione (opportunamente regolamentate per mantenersi il più
possibile vicini al disegno originale). Ai sofisti di varie nazionalità che sostengono che non si tratti più
della stessa barca, si può efficacemente controbattere che così la classe, in
molti paesi, sta vivendo una nuova primavera. Nello stesso tempo è più
che opportuno ricercare un'intesa fra le differenti associazioni di classe
nazionali, in particolar modo con i Dinghy Classici che devono conservare i
cento anni di storia della classe.
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